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TITOLO: La vita nel villaggio del Bostel
SOTTOTITOLO: La vita quotidiana
La comunità del villaggio del Bostel era costituita essenzialmente da pastori e agricoltori. Le attività svolte nel villaggio ne permettevano la sussistenza e probabilmente anche una certa produzione eccedente, atta agli scambi commerciali.
Gli animali allevati erano principalmente bovini e capro-ovini che, oltre alla carne, offrivano prodotti come il latte e i suoi derivati, ma anche maiali e animali da cortile quali polli, galline, conigli. La caccia, non essendo un’attività primaria per la sussistenza della popolazione, era praticata in scarsa misura, costituendo un’integrazione occasionale all’alimentazione.
L’agricoltura assicurava il raccolto di cereali quali il farro, l’orzo, il frumento, la segale e l’avena, coi quali si preparavano minestre, oltre al pane che non conteneva né lievito né sale; venivano coltivate anche leguminose quali piselli, lenticchie e fave.
L’attività artigianale era di tipo specialistico e nel villaggio esistevano varie aree produttive distinte a seconda delle diverse attività. Gli artigiani realizzavano manufatti sicuramente per la comunità del villaggio e forse anche per l’esportazione, come nel caso di oggetti di pregio.
Sono testimoniate in contesto domestico la filatura e la tessitura della lana e del lino, attività esclusivamente femminili; fiorente era poi l’artigianato del corno di cervo che serviva alla realizzazione di manici di strumenti in metallo, ma anche di oggetti ornamentali.
Sono state inoltre rinvenute tracce di un’officina metallurgica: il primo a darne nota è il Dal Pozzo, a cui seguono alcuni ritrovamenti degli scavi Frescura del 1969 con tracce di minerale di rame (calcopirite). Per quanto decontestualizzate, queste testimonianze attesterebbero la presenza in sito dell’intero ciclo metallurgico del rame – dalla riduzione primaria alla produzione di manufatti finiti. I recenti ritrovamenti di Malga Fratte (piana di Vezzena, pochi chilometri a nord-ovest del Bostel) confermano un’attività metallurgica che, nella seconda Età del Ferro, interessava e rinnovava le stesse aree e gli stessi assi praticati durante l’Età del Bronzo.
La produzione al villaggio di un artigianato ceramico di buon livello è documentata dalle recenti indagini archeologiche (anni 2002-2006) che hanno portato alla luce un’area artigianale con la presenza dei resti di forni per la cottura di manufatti in argilla.
Altre attività documentate (grazie a rinvenimenti quali asce, scalpelli, martelli e piccozze) sono la raccolta di legna da ardere e da carpenteria per l’edificazione e la manutenzione delle case.

SOTTOTITOLO: I commerci
La collocazione geograficamente strategica del villaggio del Bostel, affacciato sullo sbocco in pianura delle due importanti vie di comunicazione con l’area alpina (Val d’Astico e Val d’Assa), era finalizzata con ogni probabilità alla gestione di una fiorente rete di traffici commerciali tra la pianura veneta, appartenente alla sfera culturale dei Veneti antichi, e l’area alpina di cultura retica. Questi traffici riguardavano soprattutto il commercio dei metalli: nel corso dell’Età del Ferro venivano commercializzati in larga misura il bronzo (lega di rame e stagno) e, in misura minore, il minerale di ferro, date le sue difficoltà di lavorazione, che avveniva ancora esclusivamente per forgiatura, non essendo la tecnologia dell’epoca in grado di ottenerne la fusione. Questi metalli erano all’epoca materiali molto preziosi in relazione soprattutto alla fondamentale importanza fondamentale del loro utilizzo, soprattutto in agricoltura (aratri, falci, zappe…) e nell’attività boschiva (asce, mazze…).
Le altre merci che venivano commerciate erano cereali, sale e beni di prestigio di manifattura urbana provenienti dalla pianura, mentre dalle zone di montagna provenivano prodotti lattiero-caseari, legname ed altri prodotti del bosco (come la pece).

DIDASCALIA IMMAGINE: La rete della metallurgia nelle età del bronzo e del ferro, tra montagne trentine, Altopiano e pianura veneta.